giovedì 27 marzo 2014

L'appetito vien traducendo...qualche dritta per tradurre un menù

E mentre si riscaldano i fornelli per la ricetta di aprile...le Sorelle hanno notato qualcosa di interessante...
L'Italia, il paese che vanta una cucina famosissima e imitatissima ovunque, il paese sempre sulla cresta dell'onda tra le destinazioni preferite di visitatori di tutto il mondo...stranamente non si occupa molto di traduzione nel settore agroalimentare...è per questo che le Sorelle in Corriera hanno cercato oltreoceano e hanno scoperto un post imperdibile sull'argomento. Non potevano non tradurlo e adattarlo. 

Gestisci un ristorante a Roma, a Firenze o in una delle tante straordinaria città italiane visitate ogni anno - anzi no! - ogni giorno da milioni di turisti? In che lingua è il tuo menù? Hai mai pensato di tradurlo – almeno in inglese, per iniziare? Tradurre il menù è indispensabile per far pregustare agli avventori le delizie che a breve verranno servite. La traduzione di un menù è talvolta una doppia sfida: non si tratta semplicemente di spiegare quali sono gli ingredienti di una pasta all’amatriciana o di una parmigiana, ma si tratta di una vera e propria ri-educazione al gusto del cliente straniero, che forse è stato abituato a mangiare una carbonara con panna e funghi.

GPI, importante azienda che si occupa di traduzione e localizzazione aiutando le aziende ad avere accesso al mercato internazionale suggerisce alcune strategie di traduzione per i menù alimentari da applicare nella conversione del testo in varie altre lingue, non solo l'inglese.
1.    Traslitterazione  e Traduzione: molti sono i piatti sono ben conosciuti nel mercato di destinazione con i loro nomi più comuni (pensate al tiramisù o alla pizza). In questo caso non è necessaria la traduzione che, anzi, potrebbe creare maggiore confusione. Per i menù tradotti verso lingue come l’arabo, il cinese, il giapponese o il russo, la traslitterazione del nome del piatto potrebbe essere l’opzione migliore. La traslitterazione consiste nella trascrizione dei suoni della parola d’origine nella lingua d’arrivo. La traduzione, invece, usa la parola con il significato equivalente nella lingua di arrivo. La traslitterazione è usata spesso per nomi di marchi e per nomi di prodotti che non esistono nella lingua di arrivo, ad es. salsa Worcestershire sauce, Asiago.

sabato 1 marzo 2014

Marzo: Crocchette d'uovo ovvero le "Scotch Eggs"


Marzo è appena iniziato...la primavera si avvicina e il bel tempo ci ispira un bel pic nic...
Non è un caso che per questo mese vi proponiamo una gustosa ricetta che non potrà mancare nel cestino per la vostra scampagnata: le crocchette d'uovo, o come le chiamano gli inglesi le "scotch eggs". Questa ricetta è stata una vera e propria sfida - dalla traduzione alla preparazione! 
Ma noi non ci siamo arrese!

Il nome "scotch egg" non ha nulla a che vedere con la Scozia, come molti potrebbero pensare. Pare, infatti, che questo piatto sia stato creato dall'azienda inglese Fortnum & Mason nel 18° secolo ed è diventato parte della tradizione culinaria anglosassone. Nella traduzione del nome, ci siamo avvicinate il più possibile alla tradizione italiana che di crocchette, arancini e supplì è piena...che ve ne pare?
Per puro diletto, abbiamo provato a tradurre solo gli ingredienti con Google Translate (però ci siamo occupate personalmente della preparazione)...che dire, la differenza nel risultato finale è ben visibile. Siete in grado di scovare le differenze tra ingredienti e procedura? (N.B.a fine post arrivano gli aiutini*)